Mercato di riferimento .com il ww: l’IP un errore da non fare.
Per un web start up tricolore
decidere di avere come mercato di riferimento il ww e non di rimanere nei confini nazionali schiude le porte ai milioni di utenti che popolano in web in inglese, in spagnolo e sempre più in cinese.
Il problema più semplice da risolvere è quello della lingua se si va verso l’inglese un po’ meno negli altri casi.
Il problema vero è che la fuori la competizione è veramente dura e tutto sommato se emergere in Italia (al riparo nei walled garden della lingua Italiana) non è stato semplicissimo ma possibile emergere a livello globale è dura, durissima.
Sicuramente c’è una questione di timing. La diffusione mainstream della tecnologia e dell’adozione della tecnologia arriva da noi con un po di ritardo rispetto a usa e uk. Se il mercato in cui decidiamo di competere non è più che agli inizi anche in US le probabilità di successo sono bassine.
I ragionamenti da affrontare sul tema del going global per le iniziative italiane del web 2.0 richiedono una valutazione approfondita ci tengo però a passare a chi si appresta a questi passi un suggerimento.
Volete una target audience US? Molto probabilmente il vostro server ha bisogno di un IP in US.
Leggete questo doc su slideshare che riporta qualche esempio e fatemi sapere se è vero.



Temo inoltre che lo scenario della localizzazione geografica e del ranking in generale sia ulteriormente complicato dall’utilizzare Google in modalita’ loggata (cosa abbastanza normale se, ad esempio, si utilizza Gmail come proprio strumento di webmail) . In quel caso Google utilizza la storia personale di ricerche e click sui risultati per ottimizzare la qualita’ della propria risposta.
Ciao,
Marco